Donnie Darko è uno dei film più attesi della storia del cinema. Uscito in sordina nel 2001, grazie al passaparola ha cominciato a vivere una seconda vita nell’ambiente dei cinefili nottambuli. E il successo tardivo è stato così notevole da spingere i produttori a rimettere la pellicola in circolazione. Si tratta infatti di un film non convenzionale, lontano dagli schemi hollywoodiani che ben conosciamo. Lo si potrebbe definire una miscela tra l’horror, il fantastico, la black comedy e la satira sociale. Il protagonista Donnie Darko è un ragazzino che vive in una idilliaca provincia americana stile Peyton Place, all’interno di una famiglia middle-class all’apparenza serena. La vita potrebbe offrirgli un futuro certo, ma le tenebre sono dietro l’angolo. La mente di Donnie è turbata, il ragazzo vive un’esistenza notturna doppia, in cui, divorato dal germe del male incarnatosi nell’amico immaginario Frank, si aggira nella cittadina ignara come un distruttore. Più si va avanti, più ci si aspetta che le malvagità notturne di cui si macchia vengano scoperte e punite; invece la storia prende una direzione imprevista, diventando quasi una ricerca di possibile felicità interiore attraverso la rivelazione di teorie fisiche che permettono viaggi spazio-temporali. Quello che potrebbe essere considerato come il Twin Peaks del 2000 per il suo humour nero di accusa al perbenismo americano approda ad un finale poco chiaro, anzi addirittura confuso che lascia lo spettatore interdetto. Nel momento di tirare tutte le fila, il film perde la coerenza narrativa proponendo una soluzione per cui non sono state poste delle premesse sufficienti. Ciononostante, la certezza di essere di fronte a qualcosa di non comune rimane; soprattutto, si resta colpiti dall’amara critica alla società americana del periodo Bush senior, spinta alla conquista del successo ad ogni costo, e dalle allucinazioni, se così possono essere denominate, da fine del mondo che danno ad un film dai toni diurni molto luminosi una tinta fosca e un’atmosfera da brivido.
|