Valeria è una giovane ragazza che lavora come interprete a Torino; conduce una vita talmente vuota che passa il tempo guardando la gente dalla finestra di casa. Le sue attenzioni si concentrano sul vicino, un medico ricercatore, che però si trasferisce a Roma per raggiungere la compagna, Flavia, docente universitaria. Valeria lo segue per tentare di instaurare un legame ma, di fronte ad un’apertura nei suoi confronti da parte di Massimo, fugge.
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Film esordio di Paolo Franchi, La spettatrice è una sorta di triangolo amoroso in cui paradossalmente i sentimenti rimangono inespressi, addirittura raggelati, a causa di una cronica incapacità emotiva da cui sono affetti i protagonisti, in particolar modo le due donne. Valeria non possiede un’esistenza propria ma vive di riflesso partecipando da spettatrice all’evoluzione, o piuttosto all’involuzione, della relazione tra Massimo e Flavia. Mano a mano che quest’ultima costruisce barriere intorno a sè, l’uomo si allontana avvicinandosi gradualmente alla protagonista, non perché ne sia attratto o perché provi qualcosa per lei, semplicemente perché, come un battello alla deriva, attracca nel primo porto che incontra. E Valeria si tira indietro proprio nel momento in cui le si presenta forse l’unica, irripetibile occasione di mutare un piacere meramente voyeuristico in un’emozione, in un sentimento reali. Si manifesta a questo punto la totale apatia della protagonista, incapace di una qualsiasi reazione perfino di fronte a quello che fino a quell’istante rappresentava il suo solo interesse.
La stasi affettiva descritta nel film non sembra essere né generata da qualcosa né avere soluzione in qualcosa. Il momento finale in cui Valeria decide di tornare a Torino in quanto rifiuta ogni coinvolgimento di tipo emotivo prospetta una visione agghiacciante della realtà odierna: l’uomo contemporaneo è in balia della solitudine, di una morte dei sentimenti per la quale non viene mostrato rimedio. Il regista sceglie infatti uno sguardo obiettivo, cronachistico, mantiene le distanze dalla storia, per trasmettere a pieno la sensazione di vuoto, di freddo, di grigiore che circonda i protagonisti. Senza picchi è anche il percorso narrativo, che passa da una situazione all’altra per inerzia, sottolineato da una lentezza delle immagini quasi spossante e impegnativa da sostenere. Ciononostante, si tratta di un’opera prima degna di nota, che si distingue per corrispondenza tra tema e aspetto visivo, ma che richiede una dose costante di attenzione da parte dello spettatore, cosa rara oggi nel panorama cinematografico italiano.
Assolutamente in parte Barbora Bobulova, in grado di rendere in maniera perfetta la dicotomia di una persona che per lavoro è veicolo di scambi e informazioni mentre nel privato risulta chiusa completamente in se stessa. E’ invece una conferma il protagonista maschile Andrea Renzi, già notato ne L’uomo in più.
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