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| The Aviator |
| Titolo originale: |
The Aviator |
| Durata: |
190 minuti |
| Genere: |
Drammatico |
| Regia di: |
Martin Scorsese |
| Sceneggiatura: |
John Logan |
| Con: |
Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett, Kate Beckinsale, Alan Alda, Alec Baldwin, Jude Law |
| Paese: |
Stati Uniti |
| Anno: |
2004 |
| Fotografia: |
Robert Richardson |
| Montaggio: |
Thelma Schoonmaker |
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Los Angeles, 1927. Howard Hughes, milionario texano, è affascinato dalle imprese impossibili. A poco più di venti anni decide di realizzare il più dispendioso colossal di guerra della storia del cinema; subito dopo aver girato Gli angeli dell’inferno si getta anima e corpo nel settore dell’aeronautica con l’intento di far volare i più grandi aerei del mondo. Due ossessioni che lo porteranno alla follia.
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Un uomo e il suo sogno, un uomo e la sua ossessione. The Aviator, l’ultimo film di Martin Scorsese, racconta vent’anni della vita di un uomo distrutto dalle proprie ambizioni, Howard Hughes, la cui storia, una vera leggenda nel mondo degli studios, è stata portata più volte sullo schermo.
Da un’idea di Leonardo Dicaprio, che ha voluto fermamente questo film, Scorsese ne ha tratto un’opera che intende mostrare il percorso autodistruttivo di un uomo segnato dall’eccessivo, dall’esasperato amore per le proprie fantasie. Amore o pura follia? Volere tutto e subito, volere tutto più grande, non essere mai soddisfatti di se stessi e desiderare sempre di più significa peccare di arroganza o avere un cuore grande e una determinazione sfrenata? È questa indecisione della prima parte del film che forse lascia l’amaro in bocca al termine della visione.
Dal punto di vista delle immagini ci rendiamo conto di essere di fronte ad un maestro vivente quale è Scorsese, che riesce come pochi in passato a riportare in vita l’atmosfera d’oro della Hollywood rutilante e smodata degli anni trenta e quaranta, con le sue premiere cinematografiche documentate dai flash dei fotografi e frequentate da starlette in cerca di successo, con i suoi locali alla moda dove si potevano incontrare produttori del calibro di Louis B. Mayer o icone dello spettacolo come Errol Flynn.
Meno incisivo sembra l’approccio alla figura di Howard Hughes; di certo non è stato aiutato dall’interpretazione di Leonardo Dicaprio, il quale si impegna a fondo in quello che probabilmente ha vissuto come il ruolo della sua vita, ma non ha né le doti espressive, né la capacità recitativa e soprattutto il carisma per esprimere e rappresentare una figura così complessa e al limite del patologico come quella di Howard Hughes (il De Niro di Taxi Driver è inarrivabile). L’ipocondria di cui era affetto il miliardario texano si trasforma in una serie di manie e di tic, la sua fama di playboy viene ridimensionata in maniera poco credibile fino a rasentare il melò nel rapporto con l’attrice Katherine Hepburn (copiata fino allo stremo da Kate Blanchett).
Ben più avvincente risulta la seconda parte in cui ci si concentra sul processo intentato a Hughes per appropriazione indebita. Qui emerge il vero Martin, nel descrivere il paradosso della lotta di un individuo contro una società, contro un sistema che lo ostacola ma di cui in fondo egli segue alla perfezione le regole, quei dettami che spingono alla disperata ricerca della propria affermazione individuale, all’ossessione per il successo tipica del modo di pensare statunitense.
Sicuramente è un film da vedere e Scorsese meriterebbe l’Oscar come Miglior regista, non per The Aviator, ma come riconoscimento per tutto quello che ha fatto in passato.
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