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| La
Recensione a
cura di Federica Triglia |
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| Il segreto di Vera Drake |
| Titolo originale: |
Vera Drake |
| Durata: |
124' |
| Genere: |
Drammatico |
| Regia di: |
Mike Leigh |
| Sceneggiatura: |
Mike Leigh |
| Con: |
Imelda Staunton, Phil Davis, Peter Wight |
| Paese: |
Usa |
| Anno: |
2004 |
| Fotografia: |
Dick Pope |
| Montaggio: |
Jim Clark |
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Londra, 1950. Cinque anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, è ancora molto difficile per la povera gente vivere in maniera decente. Lo sa molto bene Vera Drake, madre e moglie esemplare, la quale, nel suo piccolo sogno di solidarietà femminile, aiuta le donne in difficoltà praticando aborti clandestini. Un giorno, la quieta routine della famiglia Drake viene interrotta e sconvolta dall’arresto della donna.
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Il regista Mike Leigh continua le sue incursioni nell’Inghilterra piccolo-borghese, questa volta raccontando una storia ambientata nell’immediato dopoguerra, periodo in cui milioni di famiglie faticano e lottano per guadagnarsi la giornata. Vera Drake (una straordinaria Imelda Staunton, premiata con la Coppa Volpi a Venezia) fa parte della schiera di mogli e madri costrette dalla contingenza storica ad aiutare l’economia domestica con il proprio lavoro. Ma questa donna è “speciale”, poiché, in mezzo alla grigia esistenza quotidiana, riesce a coltivare un proprio sogno: aiutare le donne in difficoltà mettendo in atto quello spirito di solidarietà femminile che caratterizza le anime più candide e nobili. Come un’apparizione celeste, Vera entra nelle case delle donne di qualsiasi classe e condizione e le fa abortire, ritenendo con questo suo atto di evitare loro ulteriori e umilianti sofferenze. E’ palese che il tema affrontato nel film trionfatore a Venezia sia particolarmente scottante; e il regista sceglie infatti di affrontarlo con il giusto distacco, evitando di elargire giudizi, ma al contempo utilizzando uno sguardo obiettivo ed asciutto che lascia emergere spontaneamente l’eccezionalità dell’opera di questa donna. Il messaggio diventa palese nel finale, quando per ben due volte viene letta la sentenza in cui si dice che in base ad una legge del 1861 praticare aborti è illegale. Ma una legge risalente a quasi un secolo prima può ritenersi giusta ed appropriata ad una donna degli anni cinquanta? Questa è la domanda che il regista ci pone; e, così facendo, inevitabilmente invita noi spettatori a riflettere sulla nostra realtà e su quanto sia anacronistico mettere in discussione un diritto che le donne hanno acquisito ormai da anni. Anche perché paradossalmente, come viene ampiamente mostrato, la legge viene concepita e fatta applicare dagli uomini, ma a subirla sono le donne, che, allora come oggi, sono chiamate non soltanto a reggere e guidare una famiglia, ma a partecipare attivamente alla vita economica e politica di una nazione. Proprio come Vera Drake, il cui innocente sogno di solidarietà umana si infrange contro i pregiudizi di un mondo che tende a guardare al passato anziché al proprio futuro.
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