Comincia come I segreti di Twin Peaks l’ultimo film di Cronenberg: ci troviamo in una placida e idilliaca comunità della più nascosta provincia americana, dall’apparenza tanto pulita e per bene da suscitare immediatamente non pochi dubbi. Quanto durerà questo stato di calma perfetta ed irreale, quando accadrà il fatto tanto straordinario da far affiorare i mostri celati nell’anima dell’esemplare cittadino americano Tom Stall, tutto lavoro, chiesa e famiglia? Ecco, l’evento fuori del normale sopraggiunge subito: l’esistenza dell’hitchcockiano ordinary man, l’uomo qualunque, viene sconvolta, destabilizzata da una coppia di criminali che prendono d’assedio la sua tavola calda, minacciando di fare una strage. A questo punto, Tom, con un imprevisto ed inatteso gesto da esperto ed allenato elemento di un corpo speciale, sgomina la banda, salvando più di una vita e diventando così l’eroe locale. Ma a questo punto, il germe del dubbio è stato instillato. Da qui in poi A History of Violence è un film tutto cronenberghiano: il tema del doppio entra di prepotenza all’interno di una storia dai forti connotati realistici che sembrava proiettata verso il dramma familiare, trasformandola in una sorta di western contemporaneo a tinte fosche che distrugge il mito dell’America come nazione fondata su ideali universali e giusti. Per il canadese Cronenberg, la violenza è come un virus che si è insinuato in ogni atomo del sistema americano, agendo sia all’interno, nel nucleo costitutivo della nazione, la famiglia, che all’esterno, attraverso la rete di corruzione e criminalità organizzata che ormai ha potere assoluto su qualsiasi cosa (non a caso i gangster vengono da Filadelfia, la città in cui è “nato” lo stato democratico americano). E il finale non è affatto conciliatorio come appare: il ripristino dell’ordine familiare non è altro che una tacita accettazione di uno status quo delle cose. In sostanza, per sopravvivere l’America non può ( o non vuole) prescindere dalla violenza. Ecco il motivo per cui l’Academy sarà molto fredda nei confronti di A History of Violence, uno dei migliori film dell’anno. Due (soltanto due) candidature ai Golden Globe: una per Miglior Film Drammatico, l’altra per Maria Bello.
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