|
| Broken Flowers |
| Titolo originale: |
Broken Flowers |
| Durata: |
105 minuti |
| Genere: |
Commedia |
| Regia di: |
Jim Jarmush |
| Sceneggiatura: |
Jim Jarmusch |
| Con: |
Bill Murray, Sharon Stone, Frances Conroy, Jessica Lange, Tilda Swinton, Jeffrey Wright |
| Paese: |
Stati Uniti |
| Anno: |
2005 |
| Fotografia: |
Frederick Elmes |
| Montaggio: |
Jay Rabinowitz
|
|
|
Premio speciale della giuria all’ultimo Festival di Cannes, Broken Flowers è costruito sull’espediente narrativo del viaggio: un Bill Murray sempre più specializzato in ruoli melancolici, di uomini alla deriva che non sanno più cosa fare della propria vita, inizia una ricerca che lo porta indietro nel tempo, a riscoprire controvoglia che cosa ne è stato delle donne che hanno fatto parte del suo passato. In realtà, la pellicola nasconde un’anima ben più nera ed inquietante; al di là delle situazioni imbarazzanti e a tratti paradossali in cui il protagonista si trova coinvolto, il film risulta alla fine uno spaccato amaro e pessimista di un’America di provincia senza speranza, priva di valori, attaccata al denaro, paranoica o derelitta. Le tante figure femminili che si susseguono rappresentano il cuore di una nazione abbandonata a se stessa, che rinnega il proprio passato ma che non sa costruire un futuro decente. Non sorprende dunque che l’errare svogliato, disamorato del protagonista sia soltanto una sorta di reazione agli stimoli esterni provenienti dall’amico (guarda caso padre di un’amorevole e numerosa famiglia), il quale insiste affinchè Don, proseguendo nel suo viaggio, riesca finalmente a dare uno scopo, un senso compiuto ad una vita passata a ciondolare per casa. Il finale senza soluzione è disarmante: la nuova generazione che fugge da quello che rappresenta la figura paterna, l’uomo che a sua volta vede in ogni ragazzo il figlio perduto. Non esiste punto d’incontro. Se lo si legge sotto questo punto di vista, il film acquista un valore aggiunto, una nota di amaro che fa riflettere; altrimenti, è un lento, snervante, a tratti, noioso peregrinare di una triste figura che talvolta riesce a farci sorridere per la sua goffaggine ed il suo nichilismo. Un film leggermente sopravvalutato, forse perché proviene da uno dei pochi autori “contro” della cinematografia americana;Broken Flowers è comunque lontano dal sottile umorismo di Stranger than Paradise, esordio pluripremiato di Jarmush.
|