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| La
Recensione a
cura di Federica Triglia |
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| Cinderella Man |
| Titolo originale: |
Cinderella man |
| Durata: |
144 minuti |
| Genere: |
Drammatico |
| Regia di: |
Ron Howard |
| Sceneggiatura: |
Akiva Goldsman |
| Con: |
Russel Crowe, Renée Zellwegger, Paul Giamatti |
| Paese: |
Stati Uniti |
| Anno: |
2005 |
| Fotografia: |
Salvatore Totino |
| Montaggio: |
Daniel P. Hanley, Mike Hill
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New York, 1929. James J. Braddock è un pugile professionista candidato al titolo di campione del mondo dei pesi massimi. 1933: le speranze di un avvenire di successo sono state spazzate via dall’arrivo della Grande Depressione: il campione si ritrova a fare i lavori più umili per mantenere la famiglia fino a quando il suo ex agente gli prospetta una seconda opportunità.
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Ron Howard è un regista non eccelso che adora le storie di uomini a cui viene data una seconda possibilità. Lo aveva già dimostrato con A Beautiful Mind, ha voluto ribadirlo con questo film fortemente “patriottico”, un inno agli Stati Uniti come terra delle opportunità e dell’ottimismo dove tutti hanno la possibilità di riscatto. E’ sorprendente come l’ex Richie Cunningham di Happy Days sia un produttore televisivo innovativo, che sa scegliere storie all’avanguardia e per nulla prevedibili (vedi la sit-com Arrested Development), mentre come regista sfrutti gli strumenti narrativi più triti e retorici per commuovere fino alle lacrime il pubblico. In mano ad un regista di più ampie vedute questa storia avrebbe potuto diventare un’opera più incisiva, più reale ed attendibile: la miseria che ha attraversato gli U.S.A. e ha decimato migliaia di famiglie negli anni trenta è qui descritta in maniera superficiale, quasi si abbia vergogna a mostrare come realmente fossero le condizioni di vita; l’unica sequenza che mostri l’umiliazione e la disperazione di chi ha effettivamente toccato il fondo e non ha più niente da perdere è quella in cui l’ex pugile di successo Braddock si reca fino a Manhattan per chiedere l’elemosina ai ricchi membri della commissione sportiva. Perfino gli incontri di boxe, le parti che dovrebbero risultare più coinvolgenti, sono invece piatti, se paragonati soprattutto al talento visivo sfoggiato da Michael Mann in Alì. Nonostante Russel Crowe abbia più volte dichiarato di tenere molto a questo ruolo, sembra invece che si sia impegnato ben al disotto delle sue notevoli doti di attore; la Zelwegger non è per niente credibile nella parte, con quella faccina pulita e il look sempre in ordine non dà assolutamente l’idea di una madre angosciata dall’idea che i figli non abbiano nulla da mangiare. Invece Paul Giamatti è straordinario: è lui che dà tono e ritmo ad un film banale e scontato, tanto che ogni volta che appare sullo schermo si spera che rimanga il più a lungo possibile.
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