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| La
Recensione a
cura di Federica Triglia |
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| Flightplan - Mistero in volo |
| Titolo originale: |
Flightplan |
| Durata: |
98 minuti |
| Genere: |
Thriller |
| Regia di: |
Robert Schwentke |
| Sceneggiatura: |
Billy Ray Peter A. Dowling |
| Con: |
Jodie Foster, Sean Bean, Peter Sarsgaard |
| Paese: |
Stati Uniti |
| Anno: |
2005 |
| Fotografia: |
Florian Ballhaus |
| Montaggio: |
Thom Noble
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Durante un volo intercontinentale Kyle, ingegnere aeronautico, non riesce più a trovare la figlia di sei anni. Chiede aiuto all’equipaggio ma sulla lista passeggeri non è registrata la presenza della bambina. La madre è impazzita oppure sta dicendo la verità e nessuno le crede?
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Ennesimo thriller ispirato alla filmografia di Sir Alfred Hitchcock, Flightplan-Mistero in volo non è all’altezza delle aspettative in quanto il mistero sbandierato nel titolo è praticamente inesistente: il pubblico in sala dopo appena pochi minuti indovina benissimo la soluzione. Il film infatti non decolla mai perché gioca male le buone carte a disposizione (una donna che ha appena perso il marito in circostanze non chiare deve affrontare un cambiamento di vita radicale); gli sceneggiatori cercano di seminare dubbi sulla protagonista (è veramente pazza o è semplicemente sotto shock per la morte misteriosa del consorte) ma senza risultati. Il problema infatti è questo: purtroppo si dilungano troppo nelle spiegazioni durante il prologo e in tutto il primo tempo. In questo modo, invece di mescolare le carte e far salire la tensione, fanno crollare tutte le premesse (il classico topos hitchcockiano del dubbio sul protagonista, sta dicendo la verità oppure no) svelando in pratica l’arcano. E uno spettatore minimamente avvezzo ai meccanismi del genere intuisce in poco tempo dove si vuole andare a parare. Inoltre non viene sfruttata al massimo l’ambientazione, il fatto cioè che la storia si svolga tutta all’interno di un luogo delimitato dal quale è impossibile fuggire: le stive dell’aereo hanno un aspetto eccessivamente futuristico che dal punto di vista visivo lasciano perplessi invece di generare nello spettatore un forte senso di claustrofobia e di impotenza. Jodie Foster, quando non è impegnata a farsi rincorrere tra i corridoi dell’aereo, si aggrappa alle sue doti di attrice, qui peraltro poco sfruttate, mentre i comprimari non sono per nulla all’altezza della situazione, soprattutto l’addetto alla sicurezza dell’aereo, il personaggio che racchiude la soluzione del mistero, ha lo sguardo spento e perennemente addormentato.
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