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La Recensione a cura di Federica Triglia
La tigre e la neve
Titolo originale: La tigre e la neve
Durata: 118 minuti
Genere: Commedia
Regia di: Roberto Benigni
Sceneggiatura: Vincenzo Cerami, Roberto Benigni
Con: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Jean Reno
Paese: Italia
Anno: 2005
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio: Massimo Fiocchi

Attilio Di Giovanni è un poeta che ama perdutamente, non corrisposto, la bella Vittoria. Quando la donna rimane ferita a causa dello scoppio di una bomba in Iraq, Attilio corre al suo capezzale per cercare di salvarla.


Ennesima commedia drammatica in chiave di favola in cui il personaggio protagonista affronta la realtà con l’animo candido di chi guarda alla vita con perenne ottimismo, Roberto Benigni ci porta questa volta tra gli orrori della guerra in Iraq, nel cuore del conflitto, spinto dalla forza di un amore per una donna che non lo contraccambia. La dimensione fiabesca che avvolgeva il film premio Oscar La vita è bella risultava efficace in quel contesto per il semplice fatto che l’Olocausto è un evento ormai entrato a far parte della memoria storica collettiva; quindi, affrontarlo con un approccio da commedia grottesca non costituiva uno shock né dal punto di vista visivo né concettuale. Al contrario, la guerra in Iraq è un evento che viene documentato in diretta quotidianamente dalla televisione; per cui la dimensione fiabesca poco si adatta alla rappresentazione di una realtà che tutti noi sentiamo e soprattutto vediamo come cruda e violenta. A volte addirittura le gag comiche sono del tutto fuori luogo (Attilio che viene fermato dai soldati americani ad un posto di blocco fa pensare immediatamente alla vicenda Sgrena) oppure prevedibili (la bandiera della pace che colpisce sulla testa Attilio). Perfino il finale lascia piuttosto sconcertati: sembra di assistere a quei noti film americani in cui c’è il classico colpo di scena che nessuno si aspetta, alla Shyamalan per capirci.
Forse è un film in cui si punta eccessivamente sul messaggio riassumibile nella nota frase amor omnia vincit, la forza dell’amore supera ogni ostacolo; ma proprio per questo il film avrà sicuramente successo perché fa leva su un facile sentimentalismo, puntando dritto ai cuori dei giovani di oggi, molto inclini a ragionare più con i sentimenti che con la testa. Ciononostante Benigni si distingue sempre per le sue notevoli doti di attore, anche se incanta molto di più Jean Reno, il poeta pessimista, perché appunto è il più vero di tutta la vicenda.
L’intento generale è comunque dei più nobili e sinceri e Benigni sicuramente crede in quello che dice, ma questa volta ci sembra che non sia pienamente riuscito nel ripetere il connubio fiaba e realtà con cui che ci aveva incantato ne La vita è bella.

 
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Cinema - La migliore rivista italiana di cinema in rete

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