Durante la visione di Munich, ci si chiede che cosa sia successo nella mente di Steven Spielberg per giustificare una tale presa di posizione contro la politica estera israeliana, basata sulla dura legge della rappresaglia più sanguinosa nei confronti dei palestinesi. La risposta giunge alla fine del film, racchiusa nell’ultima immagine: le torri gemelle. L’11 settembre 2001 ha quindi influenzato la visione del mondo del regista, il quale è giunto alla conclusione che l’odio semina odio, continuare a battagliare l’uno contro l’altro non porta ad una soluzione. A giudicare da Schindler’s List, Spielberg era fiero di appartenere alla razza ebraica, tanto da istituire una sorta di archivio della memoria per tutti coloro che, scampati all’Olocausto, avevano intravisto un riscatto nell’assegnazione di una nuova terra. Oggi, sostiene invece, lavandosene le mani, che la sua patria sono gli Stati Uniti, non lo stato di Israele, la cui creazione ha causato una nuova stirpe di esuli, i palestinesi. Ma, d’altronde, Spielberg ha da tempo perso ogni istanza autoriale, nella quale avremmo potuto rintracciare riflessi di motivazioni teoriche, essendosi tuffato a capofitto nella speculazione hollywoodiana dei generi, come dimostra il suo film precedente La guerra dei mondi, in cui, tra l’altro, il terrore, ossia il nemico, arriva dal cielo (ogni riferimento agli aerei kamikaze dell’11 settembre è puramente casuale...). Perciò, in base a che cosa potremmo conciliare l’assunto de La guerra dei mondi con la (quasi) difesa delle ragioni palestinesi e con l’accusa, a questo punto davvero ipocrita, al metodo violento e vendicatore dell’ “occhio per occhio” usato da Israele per difendere il proprio territorio? Dal punto di vista del “genere”, la spy story non decolla mai, è addirittura soporifera perché costruita sul noioso e uguale susseguirsi delle azioni e degli spostamenti del gruppo; soltanto in due sequenze del film la suspense si accende, ma si tratta di puro esercizio di stile (l’uccisione a Parigi di un membro dell’OLP, l’uccisione in Grecia del numero due di Settembre nero). Il protagonista, Eric Bana, è inadeguato alla parte, la quale, essendo molto intensa e delicata, avrebbe richiesto un attore più espressivo. Ma, dato che Spielberg è abituato a Cruise e Di Caprio, si intuisce benissimo il motivo della scelta. Candidato, tra le altre nomination, a Miglior Regia e Miglior Film.
|