Il giovane Jonathan Safran Foer intraprende un viaggio che lo porterà dagli Stati Uniti fino in Ucraina, dove, con l’aiuto di due guide turistiche molto particolari, riscoprirà le proprie origini ebraiche.
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Il muro di una stanza a cui sono appesi oggetti di ogni tipo, dalla dentiera della nonna recentemente scomparsa ad un ciondolo di ambra che racchiude una cavalletta: tracce di un passato che per il protagonista rappresentano un albero genealogico di cui non conosce le radici. Tutto ha inizio durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il nonno di Jonathan, un ebreo ucraino, viene aiutato da una misteriosa donna a fuggire dalle rappresaglie dei nazisti; il nipote, ormai americano da due generazioni, lascia la terra in cui l’avo ha trovato rifugio per andare a dissotterrare un passato anello di congiunzione tra memoria storica e identità interiore. Un film on the road, incentrato sul tema del viaggio come mezzo di conoscenza, archetipo della cultura europea ereditato dalla cultura americana, ma anche elemento che segna profondamente la storia del popolo ebraico, diventa in questo caso un percorso a ritroso grazie al quale un presente nuovo ed inspiegabile acquista significato. Non soltanto quindi un’esperienza di vita, ma anche uno scontro di culture, quella americana del metodico Jonathan e quella russa delle due guide, un nonno e un nipote che di mestiere accompagnano gli ebrei a visitare i luoghi dai quali i loro avi sono partiti: una strana coppia perché il nonno, dietro un paio di occhiali neri da finto cieco, nasconde un segreto che farà aprire gli occhi al nipote, un giovane ucraino vittima della colonizzazione culturale americana. Ogni cosa è illuminata è l’opera prima di Liev Schreiber, attore abbastanza noto anche in Italia (The Manchurian Candidate); presentata con successo a Venezia nella sezione Orizzonti, è intrisa di cultura yiddish, di cui il rappresentante più conosciuto in campo cinematografico è oggi il regista Radu Mihaileanu (Train de vie). Il tono grottesco, tipico della concezione ebraica dell’esistenza, a tratti comico del film, va diminuendo nella seconda parte, fino a sfociare nel dramma quando i tre protagonisti della storia rivivono la tragedia che ha segnato i destini di molti individui: alcuni si sono rifugiati in una nuova terra, altri hanno risposto negando le proprie origini. Ma rivivere quell’esperienza traumatica è soltanto un modo per accettare il proprio passato e non dimenticarlo.
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