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| La
Recensione a
cura di Federica Triglia |
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| Oliver Twist |
| Titolo originale: |
Oliver Twist |
| Durata: |
130 minuti |
| Genere: |
Drammatico |
| Regia di: |
Roman Polanski |
| Sceneggiatura: |
Ronald Harwood |
| Con: |
Ben Kingsley, Barnie Clark, Jamie Foreman |
| Paese: |
Regno Unito, repubblica Ceca, Francia, Italia |
| Anno: |
2005 |
| Fotografia: |
Pawel Edelman |
| Montaggio: |
Hervé De Luze
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Inghilterra, 1838. Oliver Twist è un gracile orfanello di dieci anni rinchiuso in un istituto di carità che sembra più un riformatorio. Mandato a lavorare come apprendista presso un fabbricatore di bare, Oliver fugge verso Londra dopo essere stato maltrattato. Una volta giunto nella capitale, si unisce ad una banda di ladruncoli capeggiati dal diabolico Fagin.
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Ennesima trasposizione cinematografica del romanzo dickensiano, Oliver Twist ha tutto il sapore e la forza dei classici in bianco e nero del regista inglese David Lean, Le avventure di Oliver Twist e Grandi Speranze. Polanski infatti rispolvera la passione per il racconto puro e semplice, catturandoci con una storia ricca di peripezie e di colpi di scena e facendo sfilare sullo schermo la più varia umanità, dagli istitutori gottosi e insensibili ai giudici ottusi, dai criminali più abbietti alle prostitute bambine, dai messi comunali tronfi di cibo e potere ai commercianti più meschini. Riesce quindi a mettere alla berlina in poco più di due ore il peggio del genere umano, senza però giudicarlo o senza abbandonarsi a facili moralismi, scegliendo invece di creare delle figure grottesche molto difficili da dimenticare. Il tutto inserito in una Londra di inizio Ottocento pullulante di individui d’ogni risma, dai bassifondi sporchi, malsani, mefitici, rigurgitante di facce così inquietanti che non si vedevano da tempo in un film per bambini: una città che è il crogiolo di tutti i mali, tanto che la periferia idilliaca in cui finisce Oliver sembra quasi irreale tanto è soffusa di una luce paradisiaca, accecante (d’altronde Polanski aveva già dimostrato in Rosemary’Baby che la metropoli nasconde nei suoi meandri molto di più di veniali tentazioni). Per questo motivo, per aver infarcito il film di scene ritenute troppo crudeli, Oliver Twist ha subito parecchi tagli nei paesi in cui è stato distribuito (come se i bambini non vedessero di peggio in televisione…). Ma il grande merito di Polanski risiede invece proprio nel fatto di avere raccontato una storia triste, cruda e “nera” mostrando la realtà dei fatti (i bambini sfruttati e ridotti alla fame negli orfanotrofi, il criminale che finisce impiccato di fronte alla folla bramosa di vendetta, l’assassinio della giovane Nancy). Perciò gli perdoniamo il gesto finale, quel voler a tutti i costi redimere la figura di uno dei personaggi più cattivi della storia della letteratura e del cinema, un Fagin mirabilmente interpretato da Sir Ben Kingsley.
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