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| La
Recensione a
cura di Federica Triglia |
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| Romanzo criminale |
| Titolo originale: |
Romanzo criminale |
| Durata: |
152 minuti |
| Genere: |
Drammatico |
| Regia di: |
Michele Placido |
| Sceneggiatura: |
Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Giancarlo De Cataldo, con la collaborazione di Michele Placido |
| Con: |
Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Stefano Accorsi, Anna Mouglalis, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca |
| Paese: |
Italia, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti |
| Anno: |
2005 |
| Fotografia: |
Luca Bigazzi |
| Montaggio: |
Esmeralda Calabria
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Roma, anni Settanta, primi anni Ottanta: i giovani criminali della banda della Magliana si uniscono compatti per diventare i padroni della capitale. Seguendo la scia di morti disseminata dai malviventi, il commissario Scialoja si mette sulle loro tracce ma non sarà il solo…
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Tratto dal famoso romanzo del giudice-scrittore Giancarlo De Cataldo, Romanzo criminale è uno dei film italiani più ambiziosi degli ultimi tempi: otto milioni di euro di budget, un cast che raccoglie i nomi e i volti più noti del cinema e della televisione di casa nostra e soprattutto la voglia di raccontare uno dei periodi più bui della storia nazionale, gli anni di piombo. Immerso in un’atmosfera da “poliziottesco” anni Settanta con la mala, le donne e i loschi traffici da una parte e la giustizia dall’altra, il film tenta di instaurare un parallelo tra le vicende sanguinose di una manciata di criminali con gli avvenimenti storici che stanno sconvolgendo l’Italia di quel periodo, contrapponendo così i meccanismi di un microcosmo di delinquenti a quelli della Storia, tanto da giungere infine al punto in cui il più forte fagocita il più debole e lo annichilisce. Ma Placido non possiede lo sguardo di un Martin Scorsese, la sua visione storica non è abbastanza critica ( la sceneggiatura inoltre non lo aiuta, anzi è troppo farraginosa proprio nei momenti in cui dovrebbe raccontare le strette connessioni tra la banda della Magliana e lo stato); il film può risultare godibile se lo si guarda come se si trattasse di un classico action all’italiana ambientato negli anni Settanta, (la ricostruzione della moda e degli ambienti dell’epoca è visivamente riuscita). Ciò che manca invece è la descrizione di un contesto sociale, una maggiore intrusione nella realtà del periodo, elementi che avrebbero reso la pellicola più unitaria, in grado così di restituirci l’atmosfera di un’epoca travagliata, di una generazione allo sbando che non sapeva più in cosa credere. In questo film Placido funziona soprattutto come regista di attori, anche se spesso si lascia trascinare dalla bravura dei suoi interpreti: la cosa che colpisce di Romanzo criminale è la completa immedesimazione di tutti gli attori nei rispettivi ruoli, come se sentissero fortemente la responsabilità del progetto e dal loro coinvolgimento dipendesse la riuscita del film. Decisamente non è un’opera completa ma è tutto sommato coraggiosa, contro tendenza, fatta con passione e dedizione, un film che può stimolare la curiosità del pubblico italiano e invogliarlo a tornare al cinema.
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