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| The Interpreter |
| Titolo originale: |
The interpreter |
| Durata: |
128 minuti |
| Genere: |
Thriller |
| Regia di: |
Sidney Pollack |
| Sceneggiatura: |
Charles Randolph, Scott Frank, Steven Zaillan |
| Con: |
Nicole Kidman, Sean Penn, Catherine Keener |
| Paese: |
Stati Uniti, Regno Unito, Francia |
| Anno: |
2005 |
| Fotografia: |
Darius Khondji |
| Montaggio: |
William Steinkamp
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Difficile non pensare a Intrigo internazionale non appena viene inquadrato l’ingresso principale del Palazzo di Vetro a New York; davvero difficile non ricordare Cary Grant che, varcata la soglia, chiede di parlare con un fantomatico impiegato dell’ONU. Al maestro del thriller Alfred Hitchcock non era stato accordato il permesso di girare all’interno delle Nazioni Unite; Sidney Pollack, invece, è riuscito a convincere il Segretario Kofi Annan a
lasciar lavorare la troupe durante i fine settimana, nei momenti in cui la sede è deserta. E il risultato è notevole, tanto che le Nazioni Unite superano in questo caso la definizione di mera location per diventare quasi uno dei personaggi della storia, trasformandosi da luogo in cui si discutono i destini del mondo a mezzo attraverso cui si compiono i destini dell’umanità. Silvia Broome fa parte di questo meccanismo, è un filtro che veicola le parole, che interpreta il pensiero di altri. Una sera è testimone in prima persona di una conversazione il cui contenuto è a dir poco esplosivo; Silvia, non senza qualche scrupolo, decide di raccontare tutto alla Sicurezza ma nessuno le crede, come accade a Cary Grant in Intrigo internazionale. Perché la verità venga a galla, è inevitabile che il suo destino personale si incroci con il destino di una nazione intera. Negli anni Settanta Sidney Pollack ne I tre giorni del Condor aveva sostenuto chel’uomo non ha alcuna possibilità di sottrarsi alle sopraffazioni del sistema; oggi, qualche anno in più sulle spalle, il suo pessimismo si è sgretolato, tanto da ritenere che l’umanità tutta può cambiare il mondo se sceglie di abbracciare il valore universale della pace. Per quanto riguarda il resto è ancora un abile regista nel costruire sequenze che fondono action e suspense, come l’arrivo del presidente africano a New York, l'esplosione dell'autobus in pieno centro e il tentativo di assassinio nella sala dell’Assemblea Generale. Sebbene qualche tassello della sceneggiatura non sia ben chiaro, o piuttosto quasi al limite del paradosso, The Interpreter è un buon thriller, soprattutto in quanto finalmente rifugge dal clichè recentemente tanto abusato del complotto internazionale ai danni degli Stati Uniti. Forse perché secondo Pollack le sorti del mondo non devono dipendere più dagli USA ma dall’umanità intera.
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