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| La
Recensione a
cura di Federica Triglia |
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| Il codice da Vinci |
| Titolo originale: |
The da Vinci Code |
| Durata: |
148 minuti |
| Genere: |
Thriller |
| Regia di: |
Ron Howard |
| Sceneggiatura: |
Akiva Goldsman |
| Con: |
Tom Hanks, Audrey Tautou, Ian McKellen, Paul Bettany, Jean Reno |
| Paese: |
Stati Uniti |
| Anno: |
2006 |
| Fotografia: |
Salvatore Totino |
| Montaggio: |
Daniel P. Hanley, Mike Hill |
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Jacques Saunière, il direttore del Museo del Louvre, viene misteriosamente ucciso all’interno della Grande Galerie, a pochi passi dal famoso quadro della Gioconda. Chiamato dal commissario Bézu Fache a risolvere l’enigma, il professor Robert Langdon non sa che in realtà tutti gli indizi portano a lui...
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E’ il film più atteso del 2006: costato 150 milioni di dollari, di cui gran parte intascati dal Louvre per aver concesso il museo come set, Il codice da Vinci si appresta a diventare il blockbuster dell’anno. D’altronde le premesse non mancano: basato su un romanzo che ha venduto l’impressionante cifra di 50 milioni di copie in tutto il mondo, accompagnato da polemiche volte soltanto ad alimentare la curiosità dei pochissimi che non hanno letto il libro, l’ultima pellicola firmata da Ron Howard può usufruire di una serie di fattori che la condurranno all’inevitabile successo di pubblico, tra cui, naturalmente, una campagna pubblicitaria da record e l’inaugurazione del prestigioso Festival di Cannes. E’ alquanto inutile accennare alla trama poiché tutti hanno sentito parlare del “famoso codice” (anche i ragazzini in sala sanno che cosa si cela dietro il Santo Graal); per quanto riguarda la qualità della pellicola, la prima sequenza trae subito in inganno. La corsa del direttore inseguito dal suo assassino nel buio dei corridoi del Louvre, tra squarci di capolavori della storia dell’arte, lascerebbe presagire un seguito ricco di suspence e condotto sul filo del rasoio. In realtà, ciò a cui si assiste successivamente è un noioso e lento thriller, appesantito per tutta la sua durata da inutili flashback in bianco e nero sul passato dei due protagonisti e dalla volontà dello sceneggiatore di voler spiegare ogni cosa nei minimi dettagli (per fortuna, almeno la prima parte è animata da un’insolita fuga in retromarcia a bordo di una Smart). Non offrendo, dunque, né spunti di riflessione personali rispetto al testo né iniziative di regia degne di nota, il film ribadisce come Ron Howard non sia altro che un mediocre artigiano di genere. Ma Il codice da Vinci rimarrà nella storia del cinema soprattutto per un enorme errore di casting: Tom Hanks, nonostante il capello fluente da intellettuale, è completamente fuori parte nel ruolo del professore universitario Robert Langdon, ed anche Audrey Tautou sembra mancare di grinta se paragonata al suo corrispondente letterario Sophie Neveu. Ottimo, invece, il cast di contorno: Paul Bettany (il monaco albino Silas), Ian McKellen (il professor Teabing) e Jean Reno, nel ruolo del commissario Bézu Fache.
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