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| Radio America |
| Titolo originale: |
A Prairie Home Companion |
| Durata: |
106 minuti |
| Genere: |
Commedia |
| Regia di: |
Robert Altman |
| Sceneggiatura: |
Garrison Keillor |
| Con: |
Garrison Keillor, Meryl Streep, Lily Tomlin, Kevin Kline, Lindsay Lohan, Woody Harrelson, Joseph C. Reilly, Virginia Madsen, Tommy Lee Jones |
| Paese: |
Stati Uniti |
| Anno: |
2006 |
| Fotografia: |
Edward Lachman |
| Montaggio: |
Jacob Craycroft |
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Trent’anni dopo Nashville, il grande vecchio Bob torna sul luogo del delitto (l’inizio e il personaggio di Guy Noir interpretato da un buffissimo Kevin Kline sono una divertita e divertente parodia/omaggio ai film noir degli anni Quaranta), puntando di nuovo l’attenzione su quello che è il cuore e l’anima di un vasto paese chiuso in un’arcaica mentalità di provincia: la musica country, intesa da Altman come espressione e sentimento di una nazione intera. Radio America è la cronaca di un dietro le quinte alquanto particolare, un’intrusione sulla scena e nel backstage della popolare trasmissione radiofonica A Prairie Home Companion, che va realmente in onda dal 1974 sotto la direzione del simpatico Garrison Keillor, che, oltre ad interpretare se stesso, è anche l’autore della sceneggiatura. All'interno del mitico Francis Scott Fitzgerald Theatre nessuno lo rivela apertamente ma tutti sanno che si tratta dell’ultimo giorno di vita dello show (una multinazionale sta per trasformare l'edificio in un parcheggio): il fantasma della fine aleggia tra i camerini e tra le quinte sotto le sembianze di una Donna Pericolosa (Virginia Madsen) vestita di uno sfolgorante impermeabile bianco come una vera dark lady, insinuandosi nei discorsi, nelle chiacchiere, nelle storie di chi ogni giorno partecipa alla messa in onda di quel programma. E così i ricordi di due attempate cantanti e sorelle (le bravissime Meryl Streep e Lily Tomlin, la prima al suo esordio con Altman mentre la seconda è una delle sue attrici feticcio, già candidata all’Oscar per Nashville), le battute da caserma di due pseudo-cowboy (Woody Harrelson e Joseph C. Reilly), le poesie e le canzoni di una giovane emergente (Lindsay Lohan), tutto suona come un annuncio funebre, come un oscuro presentimento, tanto che la morte, mai nominata ma palpabile nell’aria, si materializza nel cadavere di un vecchio cantante country (L.Q. Jones, attore preferito di Peckinpah). Non dimentichiamoci, però, che ci troviamo negli Stati Uniti e quindi lo show deve andare avanti, sotto la spinta fagocitante di un “sistema” che impone di continuare a ridere e scherzare: ma neppure lo spettacolo più reale, la finzione più vera possono evitare l’appuntamento con la fine. Che sia l’addio, accorato e struggente, pieno di malcelata malinconia, di un grande vecchio ad un mondo dello spettacolo tanto amato e al contempo tanto vituperato?
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