L’iter di The Producers è forse uno dei più inusuali nella storia del cinema. Tutto comincia nel lontano 1968, annus mirabilis che ha portato rivoluzione e scompiglio in ogni campo e in ogni luogo, quando l’esordiente Mel Brooks scrive e dirige una spassosissima commedia dal titolo The Producers (in italiano Per favore non toccate le vecchiette), vincendo subito un Oscar per la Migliore Sceneggiatura e diventando lo spirito dissacratore più famoso di Hollywood (basti pensare a Mezzogiorno e mezzo di fuoco!). Dato l’enorme successo, la commedia viene immediatamente trasformata in un musical per il teatro che si rivela campione d’incassi; la sua storia sembra fermarsi qui, nel momento di massimo splendore, ma nel 2001 l’inesauribile Brooks si getta a capofitto nel progetto di riportare sulla scena il suo gioiello: The Producers si aggiudica ben 12 Tony Awards, i premi del teatro in USA, collezionando record dopo record. Cosa impedisce, dunque, che il musical torni di nuovo sugli schermi con lo stesso cast e la stessa regia della versione di Broadway? Per fortuna, nulla.. Oggigiorno il pubblico non si scompone più di fronte alle gag politically uncorrect che permeano tutta la pellicola, la quale non si perita di prendere in giro religioni, razze e categorie varie rompendone gli stereotipi più abusati attraverso una dose massiccia di humour trash e kitsch, ma si diverte e ride a crepapelle di fronte ad un regista che più gay non si può e al suo assistente personale, nonchè anima gemella, che risponde all’esotico nome di Carmen (rispettivamente Gary Beach e Roger Bart, semplicemente fantastici), ad un neonazista superfanatico e nostalgico (Franz Liebkind, egregiamente interpretato da Will Ferrel) e, dulcis in fundo, ad un Adolf Hitler effeminato ed infantile che si appresta a vincere la Seconda Guerra Mondiale al suono di Springtime for Hitler and Germany (i cui testi, scritti da Mel Brooks, sono una vera perla). Il tutto condito da strizzatine d’occhio elargite in omaggio alla storia del musical: si spazia da Busby Berkeley a Ginger e Fred, dalla Liza Minnelli di New York, New York a Chorus Line, etc. Ma il punto forte del film è il messaggio implicito: non si può imbavagliare il diritto di satira in quanto qualsiasi argomento che sia di interesse e dominio pubblico può e deve diventarne oggetto (in Italia si tratta di eresia pura..). Strepitoso il Max Bialystock di Nathan Lane, mentre Matthew Broderick (Leo Bloom) ha perso in ritmo passando dal palcoscenico allo schermo. Forse The Producers soffre di qualche lungaggine di troppo e di un eccessivo spazio dato al personaggio della segretaria svedese Ulla (comunque brava Uma Thurman); ciononostante, rimane da non perdere per i cultori del genere e i neofiti.
|