Tessa e Justin sono due persone completamente agli antipodi: lei è un’attivista alla ricerca della verità, lui un diplomatico misurato e chiuso in se stesso. Un giorno Tessa viene trovata morta in circostanze misteriose; questa volta, Justin passa all’azione per riabilitare la figura dell’amata moglie.
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Il terzo lungometraggio di Fernando Meirelles è un’accattivante e ben orchestrata fusione di storia d’amore e thriller politico in cui le vite di due individui vengono travolte ed annientate da un sistema che non lascia scampo ai più deboli. Lo stile di Meirelles, concitato e nervoso, ben si amalgama con questo racconto dalle tematiche forti, il cui messaggio finale è, in sintesi, una dura accusa al potere delle multinazionali farmaceutiche, colpevoli di sperimentare nuovi farmaci sulle ignare popolazioni africane. Dai sobborghi di Rio de Janeiro di City of God, suo secondo e premiatissimo lungometraggio uscito nel 2002, il regista si trasferisce nelle slums del Kenya per continuare una ricerca personale sui diseredati del pianeta; questa volta, però, l’estetica patinata di City of God si trasforma in una scrittura più matura, più attenta allo sviluppo della storia e dei personaggi, tanto da creare un efficace contrasto visivo tra il buio mondo civilizzato e l’esplosione di colori di un’Africa sottosviluppata ma generosa e spontanea. Un notevole supporto alla riuscita dell’opera si deve anche ad un’ottima sceneggiatura che, all’inizio, insinua dubbi e solleva domande grazie al sapiente utilizzo del flashback, costruendo successivamente due personaggi ricchi di sfumature psicologiche e regalandoci una delle figure femminili più belle dell’ultimo anno, l’idealista Tessa. Da tanto non si vedeva sul grande schermo una figura di donna simile, che vive seguendo il proprio cuore e che combatte con altrettanta passione per ciò in cui crede, capace, anche dall’aldilà, di illuminare l’anima del marito con la forza di una statura morale volutamente celata; il merito di aver reso plausibile il personaggio spetta all’attrice inglese Rachel Weisz, la quale ha dichiarato senza pudore alcuno di aver perseguitato il regista fino a quando non ha avuto la parte. Ed è stata ampiamente ricompensata poiché, dopo aver vinto il Golden Globe, si è aggiudicata l’Oscar come Migliore Attrice non Protagonista.
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