Dimenticate la Lynette Scavo della serie culto Desperate Housewives, la donna in carriera vestita di costosi tailleur e tacchi alti, che si barcamena tra un lavoro da dirigente e una famiglia composta da un marito appena riciclatosi in “casalingo tuttofare” e da quattro figli, tre dei quali sono delle autentiche pesti, e preparatevi ad una delle metamorfosi più impressionanti della storia del cinema. Avvolta in panni rosa confetto, il viso scolpito da tonnellate di fondotinta, Felicity Huffman interpreta un ruolo a dir poco memorabile, al pari del Dustin Hoffman di Tootsie: compiendo un salto “trans-generi”che farà discutere ampiamente gli studiosi dei “gender studies”, la Huffman è un (ex) uomo che si appresta ad affrontare la fase finale di un lungo percorso che la porterà ad essere finalmente una vera donna, sotto ogni punto di vista. Il classico schema del road movie si trasforma per la protagonista Bree in un viaggio a ritroso nel tempo, sulle tracce di un passato che riaffiora continuamente nonostante lei cerchi di rimuoverlo in maniera definitiva; per Toby, invece, si tratta di un itinerario che lo porterà ad incontrare, paradossalmente, sia il padre che la “madre” in un doloroso cammino che si consumerà parallelamente a quello di Bree. Entrambi, per spogliarsi delle proprie “maschere”, devono passare attraverso una tappa fondamentale, teatro di un’amara resa dei conti: la sosta presso i genitori di Bree, dove la concezione di famiglia tradizionale si sgretola lentamente davanti ai nostri occhi sotto i colpi di una nuova istanza individuale e sociale. Di tutto il film è la parte più riuscita, poiché concettualmente figlia di quel cinema degli anni Settanta sovvertitore di costumi e ruoli “istituzionali”. Ma Transamerica, a dispetto di qualche leggerezza ed indecisione, sarà ricordato soprattutto per la sorprendente e coraggiosa prova di attrice regalataci da Felicity Huffman, la quale, dopo il Golden Globe, si appresta ad impugnare la statuetta più ambita, l’Oscar per la Migliore Attrice (la sua vittoria, oltre che meritatissima, è più che scontata).
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