Con Volvèr Almodòvar ci racconta ancora una volta un frammento di universo femminile: dopo le scatenate e vendicative punkettare di Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, esordio del regista targato 1980, dopo la madre omicida di Che ho fatto io per meritare questo? (1984), interpretato da una Carmen Maura tanto scapigliata quanto lo era la Magnani, dopo le Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988), dopo la maternità sofferta di Tutto su mia madre (1999), Pedro sente il bisogno di riconciliarsi con se stesso e con il proprio passato attraverso una storia che rende omaggio alla forza, alla tenacia, alla solidarietà muliebri, ma soprattutto alla voglia di vivere e di andare avanti delle donne. Se La mala educaciòn (2003) rappresenta il lato oscuro dell’infanzia di Almodòvar, possiamo dire che questo film risulta al contrario un inno alla componente femminile della famiglia: per sua stessa ammissione, il personaggio della madre di Raimunda è ispirato a sua madre, così come molti spunti, molti ricordi riportati alla luce dalle sorelle di Pedro sono entrati a far parte della sceneggiatura. È una sorta di percorso espiatorio, dunque, sia per il regista che per le protagoniste del film, un tornare a ritroso (“volvèr”) per cancellare le colpe del proprio passato, per continuare a vivere nella maniera più giusta. Per raggiungere questo risultato (pur giocando, a volte, a carte eccessivamente scoperte, tanto che in un attimo si può intuire tutta la trama), Almodòvar mescola in maniera personalissima toni e generi: si passa da un sentimento del tragico proprio degli antichi scrittori greci (i temi dell’incesto, della vendetta e delle colpe che si tramandano di generazione in generazione fino a che non sono espiate) fino alla commedia degli equivoci, passando infine attraverso il melodramma di matrice sirkiana. Come sua abitudine inoltre, Almodòvar rende omaggio a icone femminili del passato: in Volvèr ha tramutato Penelope Cruz in una moglie e madre che è un misto tra la Loren e la Magnani degli anni Cinquanta, una donna del popolo forte e determinata, a cui la vita ha insegnato come trattare con gli uomini da pari a pari senza dover rinunciare alla propria femminilità, al proprio ruolo all’interno della famiglia (ad un certo punto la madre di Raimunda guarda uno spezzone di Bellissima, di Visconti, interpretato dalla Magnani, proprio nel momento in cui sta per scoppiare la lite tra i due genitori). Il ruolo della carriera per la Cruz, come hanno affermato i critici all’ultimo festival di Cannes, dove però è stato tutto il cast ad essere premiato per l’interpretazione femminile, mentre Pedro ha ricevuto il premio per la sceneggiatura (aveva vinto il Gran Premio della Giuria con Tutto su mia madre).
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