|
Verdetto sorprendente quest’anno alla 78ma edizione degli Oscar appena terminata: non c’è stato un vincitore
assoluto ma ben quattro film si sono aggiudicati rispettivamente tre Oscar. Il superfavorito Brokeback Mountain ha
“ceduto” la statuetta come Miglior Film alla rivelazione Crash, vincendo nelle categorie Migliore Regia
(Ang Lee), Migliore Sceneggiatura non Originale e Migliore Colonna Sonora. Dal canto suo, Crash si è distinto
nelle sezioni Miglior Montaggio e Migliore Sceneggiatura Originale. Un inno alla tolleranza, un appello alla comprensione umana,
una condanna dei pregiudizi più retrivi: questo sembra essere il significato delle scelte dell’Academy che,
dimenticando i film dalle tematiche più politiche quali Good Night, and Good Luck e Munich,ha privilegiato
pellicole ugualmente scottanti ma dal messaggio più universale. Gli altri due film vincitori di tre Oscar hanno trionfato
nelle categorie tecniche: Memorie di una geisha e King Kong, quest’ultimo l’unico, vero blockbuster
tra i premiati. A quota un Oscar ciascuno si collocano Capote e Walk the Line, ribattezzato in italiano Quando
l’amore brucia l’anima, i quali hanno vinto grazie alle performance dei protagonisti, rispettivamente Philip Seymour
Hoffman e Reese Witherspoon. La vittoria della Witherspoon ha ribaltato uno dei pronostici più sicuri della serata; nella
categoria Migliore Attrice Felicity Huffman era la candidata con le maggiori probabilità di ricevere l’Oscar per la
metamorfosi fisica alla quale si è sottoposta in Transamerica. Per quanto riguarda i premi agli attori non protagonisti,
l’Academy ha confermato i responsi assegnati dalla Hollywood Foreign Press Association (i Golden Globe): George Clooney ha infatti
vinto per il suo ruolo in Syriana, mentre Rachel Weisz è stata confermata grazie alla parte di attivista-idealista che ha
recitato in The Constant Gardener-La cospirazione, appena uscito sugli schermi italiani. A proposito di “Italia”,
quest’anno nessun premio parla la nostra lingua: il film della Comencini, La bestia nel cuore (in inglese
Don’t tell), è stato sconfitto nella categoria Miglior Film Straniero dal sudafricano Tsotsi, così
come la costumista Gabriella Pescucci, candidata per La fabbrica di cioccolato, e il compositore Dario Marianelli,
nominato per Orgoglio e Pregiudizio, sono rimasti a bocca asciutta.
La serata è stata presentata da Jon Stewart, un comico molto noto negli Stati Uniti, il quale è riuscito nel difficile
intento di snellire uno spettacolo di solito lungo e noioso, intrattenendo il pubblico con battute e commenti divertenti sull’andamento
dello show. Da antologia l’apertura, con uno spassosissimo filmato che ha visto i presentatori delle ultime edizioni declinare
l’invito, primo fra tutti Billy Cristal, “impegnato” sulle vette di Brokeback in un tête à tête con
Chris Rock. Ancora più godibile è stata la sequenza di clip tratte da vecchi film western in cui John Wayne e compagni si
perdono in ambigui ammiccamenti e imbarazzanti doppi sensi a dimostrazione che la virilità dei cowboy è tutta una leggenda,
come Brokeback dimostra...
Ma il leitmotiv della serata è stato un altro: data la scarsa affluenza di pubblico nelle sale, sia il presidente dell’Academy
che i vari attori alternatisi sul palco hanno ricordato che l’unico modo per apprezzare completamente la magia di un film è vederlo
nel buio di una sala cinematografica, in religioso silenzio e in compagnia di “misteriosi” estranei. Non si può che essere
d’accordo!
|